L’equazione della consapevolezza

In questi giorni Ilaria e io siamo in tensione per un progetto che ci sta impegnando tanto. Molte modalità di comunicazione, che finora sono filate via lisce come l’olio, sembra che non funzionino più così bene. Ci comprendiamo meno del solito. Facciamo più fatica a esprimerci. Litighiamo più spesso.
Sono io? E’ lei? C’è qualcosa che non va nella coppia?

Come spesso accade, la risposta è dentro di te, epperò è sbagliata!

equazione-consapevolezza
Dopo un po’ di giorni che ci sbattiamo la testa, oggi abbiamo finalmente compreso che il livello delle nostre abilità di relazione e comunicazione, che andava a fagiolo per l’attuale contesto familiare, per il nuovo progetto non è più sufficiente.

Si tratta quindi di elevare le abilità e adeguarle al nuovo contesto.

In pratica è come essere passati al livello successivo in un videogioco: più difficile, ma più interessante.

Alla fine risulta essere una questione di consapevolezza e di cambio di punto di vista.
Ma qual è il vantaggio di questo approccio? E’ presto detto.

Punto di vista 1: ho un problema!

Quando c’è una difficoltà, quando qualcosa che prima andava via liscia, adesso non va più così bene, ci sono molte interpretazioni possibili.

La mia preferita, quello che ho affinato negli anni, è l’interpretazione nota come “Si stava meglio quando si stava peggio.”
Ha molte sfumature, ma la sostanza è quella di mettere in crisi la realtà attuale. Ecco un paio di esempi, assolutamente non esaustivi:

  • ecco, lei/lui non mi comprende più bene come una volta
  • ecco, questo progetto è sbagliato
  • ecco, lui/lei non è la persona giusta per questa cosa

La lista è virtualmente infinita.
Qual è l’equazione di questo approccio?

  • A: le cose vanno bene
  • B: arriva una novità importante
  • C: le cose iniziamo ad andare meno bene
  • Soluzione: A+B-C = abbiamo un problema

Non importa tanto quale versione si dia. Il concetto chiave è che prima non c’era un problema e adesso sì. E chissà qual è.

Punto di vista 2: sono in crescita

Una visione differente è quella che tenta di dare una risposta basata sui livelli di abilità. L’equazione è molto semplice:

  • A: le cose vanno bene, perché abbiamo sviluppato un livello di abilità adeguato al contesto
  • B: arriva una novità importante, quindi cambia il contesto
  • C: le cose iniziano ad andare meno bene, perché il livello delle abilità non è ancora adeguato al nuovo contesto
  • Soluzione: A + B + C = dobbiamo elevare le nostre abilità per adeguarci al nuovo contesto¹.

In altre parole, non solo non va peggio. Siamo in crescita, stiamo migliorando.

Questa è una visione delle esperienze che scava un pochino di più nella realtà e va oltre le apparenze. L’apparenza (intesa in senso letterale, come ciò che appare) direbbe che le cose vanno peggio. Un punto di vista più consapevole direbbe che vanno meglio, solo che si è passati a un altro livello e il gioco si è fatto più difficile.

L’obiettivo da raggiungere è più complesso, richiede più abilità e più sforzo, ma quasi di sicuro anche la ricompensa sarà più elevata.

E’ evidente adesso la differenza fra i due approcci: uno è volto a rimettere le cose a posto, l’altro è volto a farle evolvere.
Una volta capita questa sottigliezza², forse è più interessante e utile scegliere la seconda. La vita assume un’altra connotazione, un altro significato.
Da una vita dove subisco la realtà, a una vita dove creo (o tento di creare) la mia realtà.
Prima sono uno spettatore, ora sono un protagonista, o perfino uno dei registi di quel film chiamato “la mia vita”.

Ho bazzicato abbastanza le poltrone degli spettatori, per affermare che stare alla regia è più interessante. Ma è la mia opinione.

Tu che ne pensi?


Alcuni fastidiosi corollari

¹Ho detto per caso che è tutto bello e divertente? Spero che nessuno lo abbia pensato!
Il corollario del contesto implica che, spesso e volentieri, uno si trova prima nel contesto difficile e dopo impara a starci dentro.
La logica direbbe che prima imparo qualcosa di nuovo e solo dopo lo metto in pratica.
Questo è sicuramente vero, ma a volte la vita funziona al contrario. Qualcuno ti butta in acqua (a volte ti ci butti tu stesso!) e oplà! ti tocca imparare a nuotare.
L’alternativa è affogare, cioè tornare a una visione problematica e non evolutiva dell’esistenza.
Certo, fare prima il corso di nuoto ha il suo indubbio vantaggio ma, ehi! Non sempre le cose vanno così lisce!

²La domanda non espressa è: come si passa da una visione problematica a una più consapevole e utile? La risposta rischia di diventare lunga e complessa e non è l’oggetto di questo post. La buona notizia, comunque, è che si può.
Almeno è un inizio, no?