Tornerai come una regina – parte prima

La siepe circondava tutto il giardino di casa. Corinne non era mai riuscita a vedere cosa ci fosse oltre. Era troppo alto per una bambina di cinque anni. Tutto il mondo che conosceva finiva con quella parete di verde impenetrabile, con le sue spine aguzze e i suoi rametti affilati.
Non che il giardino o la casa fossero piccoli, anzi. La casa era su due piani, con una miriade di angoli segreti, di nascondigli, di nicchie, di armadi grandi e polverosi in cui ambientare le storie e le avventure più incredibili.
Il giardino era immenso, un quadrato perfetto che circondava la villetta. Cespugli di rose profumate tingevano il verde di chiazze rosse, rosa e gialle.

Sentì parlare della siepe la volta in cui entrò di soppiatto nel soggiorno.
Mamma stirava e papà era immerso nel giornale del mattino. Lei si rintanò dietro una poltrona, in attesa del momento più opportuno per scattare fuori.
«Odio questo posto!» disse all’improvviso mamma. Aveva la voce stanca «Odio il tuo lavoro e questo maledetto trasferimento. E odio tutto quello che c’è fuori!»
Papà alzò gli occhi dal giornale. Si guardò intorno con aria assente, come se stesse decidendo di essere proprio lui e non qualcun altro a dover rispondere.
«Ho fatto mettere la siepe apposta.» sbuffò. E si rimise a leggere.
Corinne restò nascosta dietro la poltrona e non si mosse. La mamma riprese a stirare con la stessa faccia scura che aveva quando minacciava un’arrabbiatura. La bimba decise di uscirsene in silenzio,  con una domanda inespressa sospesa a fior di labbra.

«Cosa c’è dopo la siepe?»
Le venne fuori così, senza pensarci, il giorno dopo.
Erano a colazione, papà immerso nelle notizie di guerre lontane, mamma che svolazzava allegra fra i fornelli.
«Cosa hai detto?»
Mamma si bloccò di colpo. Corinne intuì all’istante di aver detto qualcosa di sbagliato.
Il giornale frusciò, segno che una pagina era stata voltata.
«Non c’è niente oltre la siepe, Cori. » disse papà, senza mai alzare gli occhi una sola volta.
«Ma la mamma ieri ha detto…»
«Non hai sentito tuo padre?» la interruppe mamma, scandendo bene le parole «Non c’è niente oltre la siepe.»
Corinne deglutì e si fece piccola piccola dietro la tazza della colazione. La voce della mamma era calma. Corinne la conosceva bene.  Era quella calma dietro la quale attendeva la tempesta. La bimbetta pensò bene di evitarsela. Infilò il naso nella scodella e non lo rialzò fino alla fine del pasto.
Il silenzio si riappropriò della cucina.

Si dimenticò ben presto della siepe. Fino al giorno in cui scovò il gatto.
Non ne aveva mai visto uno dal vivo. E così, rimase assai stupita nel vedere quel batuffolo di pelo che giocava nel giardino e inseguiva le farfalle.
Mamma, c’è un gatto!
Lo avrebbe urlato, se non fosse stato per il pensiero che le balzò in testa in quell’istante.
Il gatto non era della casa. E allora da dove veniva?
Con lo sguardo trasognato, Corinne alzò gli occhi e vide il cielo. E fra la terra e il cielo, possente e impenetrabile, si stagliava il muro arboreo oltre il quale in teoria non esisteva nulla.
Sorrise soddisfatta. Il gatto veniva da fuori.

Rimase in attesa tutto il pomeriggio. Sdraiata nell’erba a pancia in giù, all’ombra di un roseto, con i piedi che catturavano il vento e con le punte degli steli a solleticarle il nasino, non staccò nemmeno per un istante gli occhi dal micio.
I grilli e le cicale frinivano. Nessuno venne mai fuori dalla casa a controllare cosa stesse facendo.
Corinne aspettò immobile che il gatto si stufasse di inseguire le farfalle o di crogiolarsi al sole. Contò le formiche sotto di lei, contò i fili d’erba, contò le api che si posavano sulle rose. Finchè la testa non cominciò un dondolio ritmico e le palpebre divennero pesanti come due saracinesche di metallo.
D’un tratto il gatto smise di giocare. Si guardò intorno, annusò l’aria e trottò spedito in direzione della siepe. Corinne si rianimò di colpo.
Braccia e gambe erano dure e intorpidite. Lei ignorò dolore e stanchezza e arrancò dietro al micio. La bestiola arrivò a ridosso della siepe. E scomparve.
Corinne strabuzzò gli occhi. Il gatto non aveva saltato, non aveva deviato. Era andato sempre dritto. E ora non c’era più.
Raggiunse il punto in cui era svanito. Nulla. Il muro di foglie e arbusti pareva inaccessibile, dalla base fino alla cima.
Chinata a quattro zampe, Corinne allungò una mano. Sapeva che dietro la parete di fronde vi era un intrico impenetrabile. Accarezzò una foglia, trasse un gran respiro e spinse la mano avanti. Attraversò le fronde fresche e incontrò il nulla. Allora si fece coraggio e cacciò dentro tutto il braccio. Catturò soltanto il vuoto e qualche stelo che le solleticò la pelle.
Il cuore le martellò nel petto. Si sentì come un istante prima di scartare un regalo. Scostò le frasche lentamente. Assaporò ogni istante di quel movimento.
E oltre la cortina non trovò l’intrico ramificato che si aspettava. Per qualche caso strano gli arbusti non erano intrecciati,  ma avevano lasciato uno spazio libero a livello del terreno. Uno spazio che continuava come un tunnel nell’oscurità, fin dove la vista riusciva ad arrivare.
C’era un passaggio!
Troppo piccolo perchè qualcuno lo vedesse dietro le foglie, grande a sufficienza per un gatto. Corinne avanzò e vi infilò la testa, poi le spalle. Si fermò ad ascoltare il cuoricino che le batteva forte forte. Non poteva crederci!

Ci passava pure lei.

 

…continua

10 thoughts on “Tornerai come una regina – parte prima

  1. Ricordo questo racconto! Però devo trattenermi… La cosa che mi ha colpito maggiormente è stato il finale e non sarebbe carino parlare del finale prima che tu posti la seconda parte, giusto? Ahahahaha!
    Comunque… No niente, è meglio che ti commento con la seconda parte! XD

    Leggetelo! Ne vale la pena! 😀

  2. Grazie…anche e soprattutto di non aver fatto spoiler! Alla prossima puntata allora!

  3. Siiiiiiiiii!!!! Anche io me lo ricordo!!!! Bellissimo!
    Anche io mi cucio la boccuccia! 😀

    Leggere e commentare assolutamente!

    **Ciao Simo!

  4. Ciao Ery! Facciamo salotto su questo post di Matty? Giusto per farlo sclerare! XD Oppure possiamo criptare il salotto facendolo sembrare un commento… Tipo…
    Tutto bene Ery?… Cioè tutto bene dopo che hai letto? No, per dire che la tensione è alta in questo racconto… Non si sa mai… XD

  5. Tutto benissimo! ^_^ (Si!!!! salottiamo nel blog di Matt!!!!ihihihihihihi)

    Anche io avevo avuto il piacere di leggerlo “integrale”. E tutto a posto… vabbè, a parte che è un peccato leggerlo a pezzi.

    Come va? 😀

  6. Facciamo che vi apro un salotto apposta, che ne dite? Altrimenti mi spaventate quei due lettori seri anche ancora mi leggono…ammesso che esistano!

  7. Esistiamo!!
    Bravo bravo questo racconto mi piace moltissimo! Molto più sulle mie corde rispetto alle cose semplici 🙂

  8. Grazie.
    In effetti i due scritti non sono paragonabili. Le cose semplici è stato un esperimento, che spero ripeterò, qualora si verificassero certe condizioni (devo essere tanto incazzato, in pratica…)

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