Le cose semplici – due

L’immagine nello specchio riflette la verità.

DUE

Che verità guardava adesso?
La barba lunga di giorni, le braccia mosce, lo sguardo velato e senza luce.
Era una verità ben misera. Marco prese il rasoio in mano e lo appoggiò con lentezza alla giugulare. Bastava poco. Bastava così poco.
Il pavimento rimbombò sopra di lui.
Cazzo, ancora!
La mano si contrasse e tutti i nervi si tirarono.
Al di là del vetro, la faccia smorta divenne una smorfia a denti stretti.
Ancora un tonfo.
Marco staccò il rasoio dal contatto con la pelle.
Il Geberit gli sorrise.
«Ti sei mai abbandonato al tuo lato oscuro?» chiese.
Lui scosse la testa.
«Che cosa vuoi fare adesso?» insistette.
Quando si metteva in testa una cosa non mollava mai, quel bastardo!
Marco evitò lo specchio a tutti i costi.
«Che cosa vuoi fare adesso?» chiese ancora il Geberit, scandendo una a una le parole.
Come a sottolinearle, i tonfi aumentarono di intensità. Sembrava che qualcuno ballasse sul pavimento del piano di sopra. Anzi, non era da escludere.
«Guarda nello specchio!» intimò il Geberit.
Marco aveva i nervi sottili sottili come bava di ragno. Presto si sarebbero spezzati. Alzò gli occhi e incrociò quelli del tipo dietro al vetro.
C’era una luce nuova. Una luce che non gli piacque affatto. Fuggì da quegli occhi così determinati.
«Cosa vuoi allora?»
Faceva freddo. Un freddo secco, strisciante, che prendeva una a una tutte le vertebre e risaliva fin sotto la cervicale.
«Tu sai quello che vuoi.» sussurrò il Geberit.
Marco ormai tremava. Era come quando da bambino si rintanava sotto la coperta, nell’illusione di non sentire l’orrore del mondo che lo circonda.
«Dimmi ciò che vuoi,» lo blandì il Geberit «e sarai libero.»
«Voglio andarmene!» gridò lui «Voglio farla finita! Per sempre.»
Il fiato del Geberit su di lui era così vicino da sembrare quasi solido. Sentì il suo sorriso.
«Non è tutto.» continuò il Geberit impietoso.
Marco alzò lo sguardo un’ultima volta.
Voleva andarsene da questo mondo oscuro, voleva farla finita. Ed era vero.
Era vero com’erano vere le percosse da piccolo e il soffio ghiacciato dell’inverno sulla sua pelle insanguinata.
Alzò gli occhi e non sfuggì allo specchio questa volta.
Perchè l’immagine nello specchio riflette la verità.
La verità era una sola.

Voleva uccidere.

 



10 thoughts on “Le cose semplici – due

  1. Inquietante lo specchio O.o
    Un appuntino: eviterei di parlare di “lato oscuro”. Visto il genere del fracconto magari ti capiterà spesso di tirarlo fuori, il mio consiglio è di usare un escamotage tipo quello di Dexter che parla di “Dark passenger” riferendosi alla sua dipendenza dall’omicidio. 😀

  2. @Loredana: grazie davvero! Spero ti piaceranno anche gli ultimi due capitoli.

    @Elisa: grazie del prezioso consiglio, ne terrò conto per futuri sviluppi. Però ora mi hai messo curiosità: non ho la più pallida idea di chi o cosa sia Dexter…

  3. Interessante l’evolversi della storia. Mi piace il tuo saperti calare nel personaggio… Anzi no, mi piace che riesci a farmi quasi sentire i sentimenti del protagonista, un assassino poi. Complicato giustificare degli omicidi, tenti di farci entrare nella testa di un malato e ci riesci alla grande secondo me.
    Tanto che non vedo l’ora di sapere chi uccide ora! I sadolettori di Matty! XD
    Complimentoni!

  4. Sadolettori è fantastica come definizione! Mi è pure venuto in mente che potrei scriverci un racconto: “Il circolo dei sadolettori”. Magari ci scrivo il raccontino di Natale, va!
    Non so quanto sia saggio da parte mia prendere spunto dalle tue idee Simonetta, già le mie sono abbastanza deliranti…
    Grazie dei complimenti, alla prossima!

  5. Ahahahahah! Nell’ascoltarmi non c’è mai nulla di saggio! XD

    Evviva il raccontino di Nataleeeee!!!!

  6. Scusa una domanda:”Stai andando a ritroso?”.
    Se così fosse, saggia scelta, perchè puoi ricostruire il passato, a me piace questa struttura che va dal “fatto clou” all’inizio. Perchè prima si è scioccati, indignati, inorriditi,… poi si inizia a conoscere il protagonista e tutte le sue vicissitudini, così si finisce per essere più propensi a capire, ad entrare nei panni dell’altro. Magari ho travisato!
    Il tuo stile mi si confa molto, in questo tipo di testi il linguaggio secco, talvolta ruvido e soprattutto conciso, aiuta a creare il ritmo della narrazione, troppe descrizioni o riflessioni sviano. Molto bravo nel comporre questa miscellanea.
    Alla prossima!

  7. Altro che travisato! Ci hai preso in pieno, parola per parola. Senti, che facciamo? Finisci di scriverlo tu il racconto e io sto a guardare?
    Davvero un bel commento, ormai qui mi stai facendo una vera e propria recensione!
    Grazie ancora, alla prossima!

    ps: ora mi tocca sbrigarmi a pubblicare il terzo capitolo….

  8. Non ne sarei capace!
    Preferisco leggere, anzi leggerti, poichè so che nulla è scontato o come appare ad una prima occhiata, e questo è intrigante e stimolante. Come i titoli che dai ai tuoi scritti, sono molto “insinuanti” e non corrispondono mai al primo pensiero che se ne fa il lettore. Ciò richiede un’abilità creativa non indifferente, dove le parole assumono relazioni fra loro e il testo tutt’altro che banali. Quando si dice il potere della parola!
    Beh, ora smetto, altrimenti mi contorco su me stessa, ah, ah, ah!!!
    A presto e… buon anno Daina.

  9. Sono assolutamente d’accordo con te Daina sui titoli! I titoli e i finali di Matteo sono le cose che più mi divertono! Non che il resto sia da buttar via, ma se mi dai il finale e il titolo ti so dire se è suo il racconto o meno! XD Sono la firma secondo me!

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