Guardiani della galassia vol 2 – recensione (quasi) spoiler free

Ieri ho visto la seconda parte dei Guardiani della galassia. E il mio giudizio a caldo è: bello ma non bellissimo.

[Per capire quello che sto per dire dovete capire come ragiono e qual è l’unica cosa che davvero cerco in una storia: il modo in cui i personaggi risolvono i propri drammi interiori, il modo in cui superano i propri limiti, la sfida che accettano col destino, superando la quale diventano persone migliori. È ciò che viene chiamato il cammino dell’eroe ed è l’unica cosa in grado di farmi provare davvero emozioni. Tutto il resto, per quanto possa essere bello e ben fatto, per me è secondario.
Se non ragionate come me – cosa che vi auguro, perché rimango deluso dai 3/4 delle storie che leggo o vedo – tutto quello che scriverò non avrà senso. E sarà meglio così.]

In questo film si chiudono tutti i cicli lasciati in sospeso nel precedente.
Peter – suo padre, Peter – Yondu, Gamora – Nebula e i drammi interiori di Rocket. La mia impressione è che si sia dedicato troppo poco tempo a ognuno di loro.
Sul rapporto fra Gamora e Nebula si poteva fare un intero film, così come anche su Peter e Yondu.
Inoltre, a differenza del primo, queste sotto trame restano separate. Non esiste un unico obiettivo dove convergono e si risolvono. Ognuna si risolve per conto suo.

Chiariamo: sono bellissime tutte.

I personaggi sono sempre più caratterizzati. Ho pianto lacrimoni per ognuno di loro.
Però l’impressione è che ognuno si faccia la sua storia personale, slegata dal contesto comune. Troppa carne al fuoco per un solo film. E la storia ne risente.
Questo è il motivo del bello ma non bellissimo. Il primo mi è piaciuto di più, più coerente.

Tolte queste menate che io mi faccio ma voi no, è un degno successore del primo capitolo.
Ironia a go go, che va dalla battuta arguta a quella demenziale, perle di saggezza, effetti speciali da paura, battaglie fighissime, spudorate citazioni anni 80 (David Hasseloff, Pac man e Howard il papero), Baby Groot super puccioso e soprattutto, i personaggi che abbiamo amato nel primo.

Che acquistano sempre più spessore e portano avanti, in maniera ancora più definita, quello che sembra ormai essere il tema centrale di tutta la saga: l’appartenenza a una famiglia.

Quella famiglia sancita definitivamente nel primo film da tre semplici parole: Noi siamo Groot (e non vi dico i pianti che ci ho fatto in quella scena).

Io sono un frignone dichiarato e fiero e qui da piangere ne ho trovato parecchio.
“Volevo solo una sorella, tu pensavi sempre a vincere.”
Lacrime.

Non parliamo poi della scena finale, quella con tutti i Ravagers, che chiude un ciclo, fra un tripudio epico di musica, colori e pianti (maledetto James Gunn, sai proprio come prendermi!).

Ripeto: per come sono fatto, le sotto trame meritavano più tempo.
Ovviamente dovete anche capire cosa sia GdG per me e mia moglie.

“Voglio vedere un film divertente. ” dice mia moglie.
“Tipo cosa?” chiedo.
“Come i Guardiani della galassia!”

“Voglio vedere un film romantico. “
“Tipo cosa?”
“Come i Guardiani della galassia!”

“Voglio vedere un film di avventura. “
“Tipo cosa?”
Vabbè, avete capito.

È il nostro film preferito. Per questo sono esigente.

Al netto di battaglie spaziali ed effetti speciali, quello che voglio veramente in una storia è il dispiegarsi delle vicende umane.

Le vicende di un manipolo di disperati, che lottano per riprendersi ciò che la vita ha loro negato: qualcuno che si curi di loro, qualcuno di cui prendersi cura.

Una famiglia.

E in fondo, che siano in una cornice fantasy, spaziale, western o moderna, poco importa.

La famiglia resta ovunque un tema potente.

Perché noi siamo Groot.