Focus

Lei era la donna della vita di lui. Tutti ne erano convinti. Eppure, lui l’aveva lasciata dopo due sole settimane di convivenza.
L’aveva lasciata fra lacrime e sbigottimento, per quell’unico difetto che non riusciva proprio a mandar giù. Ci aveva provato. Non si contavano i consigli che aveva ricevuto dagli amici. Ci aveva provato, arrivando fino alla convivenza. Lì, tutto era crollato.
Pare che lei fosse trafitta più dalla motivazione della fine, che dal dolore della stessa. Voglio dire: ci sta anche che una storia finisca.
Ma per quel motivo! Per quel motivo no.

focus

Anche gli amici erano sconvolti. Pensavamo l’avesse superata, dicevano. E invece no!
Lui comunque non sapeva che pesci prendere. Perciò una cara amica un giorno gli offrì una consulenza, una di quelle che le amiche ti rilasciano senza chiederti niente, solo per il piacere di intromettersi un po’ nella tua vita. Ma lui era a pezzi e la cosa gli andava più che bene.
Erano davanti a una tazza di caffè fumante, nei tavolini esterni del bar preferito di lui. Un angoletto chiuso al caos della città da una pergola che lo ricopriva tutto: una specie di regno delle fate al profumo di caffè.

«I casi sono due» disse lei, con tono professionale «O ti togli questa tua ossessione, o la metti in piazza subito.»
«Come, subito?»
«Subito, al primo appuntamento. Così le cose sono chiare fin dalla partenza.»
Quel discorso aveva un che di spaventoso.
«Penseranno di avere a che fare con un pazzo.»
Lei gli cinse il collo, con delicatezza. Aveva lo sguardo più dolce e materno che lui avesse mai visto.
«Ma lo sei.»

E lo lasciò lì, seduto al tavolo, a pagare anche quello che aveva preso lei.
Lui rimase a rimuginare per un tempo che gli parve eterno. Le scelte erano davvero solo due? Pareva di sì. Scegliere la verità era dura, ma forse anche la cosa migliore.
D’altronde, lui era così. Non voleva cambiare.

Ai successivi appuntamenti, dopo le prime presentazioni, arrivava al punto.
Arrivava prima di parlare di lavoro, di vedere che film avevano in comune e perfino di scoprire se le piacevano o meno i cantanti neo melodici, – cosa che, secondo l’amico Mauro, era la vera discriminante fra un rapporto di coppia e un disastro.
«Non è tanto che ascolta Nino d’Angelo» amava dire « È che poi ti vuole convertire.»
Prima di vedere se aveva figli, o se voleva averne, prima delle amicizie e degli amori, prima delle aspettative per il futuro, arrivava quella verità.

«Nella vita sto sempre a sinistra.»

Cosa?, come? e che vuol dire? erano le reazioni più comuni. Seguite da sguardi via via più allucinati quando lui attaccava con le spiegazioni. C’è da dire che le più ascoltavano fino alla fine, duravano educatamente tutta la serata, poi ‘Ciao!’ e chi le vedeva più.
Una un giorno gli disse:
«No, guarda, io sono della Lega.»
Non capì mai se scherzasse o no.

«Non è politica.» spiegò alla lei ennesima «è una posizione. Quando cammino, vado in bici, sto in coda alle poste, io sto sulla sinistra. Anche quando supero qualcuno sul marciapiede, supero sempre e solo sulla sinistra. In una relazione di coppia, devo stare sul lato sinistro, capisci?»

La lei ennesima non si fece intimidire. Sembrava anzi interessata.
«E se per caso ti tocca stare a destra?»
«Non esiste. Io sto sulla sinistra.»
«Certo. Ma se per caso ti dovesse capitare?»
«Mi sposto prima possibile.»
«Ok. Metti caso che per qualche ragione non si può…»
«Ma vaffanculo! Che cazzo di problemi hai a farmi stare sulla sinistra? Stronza!»
Disse ‘Ciao’ anche quella.

Da quel giorno le donne cominciarono a calare. Forse si era sparsa la voce. Lui era disperato. Al tavolino solito c’era sempre e solo una tazza, la sua, che poi manco beveva. Aspettava si freddasse, ci pizzicava la lingua e poi se ne andava.
Anche le consulenze degli amici erano diminuite. Che vuoi farci, con un caso disperato?

Finché un giorno arrivò Mauro. Ordinò un bel cappuccino, brioche e pure un prosecco, con quell’aria da ‘tanto paghi tu‘ e gli sfoderò un libro davanti al naso.
«Si chiama ‘Focus’» disse «E dice che il segreto del successo è concentrarsi su un solo prodotto e martellare su quello.»
Gli si aprì il mondo.

Si iscrisse a tutti i gruppi online di incontri, compresi quelli erotici, che non si sa mai.
“Detesti quando lui si mette sulla tua destra? Allora sono l’uomo per te”
Era più o meno così che recitava l’annuncio.

Risposero in parecchie, più per curiosità che altro. Gli strani fanno sempre colpo, almeno all’inizio. Rimediò anche qualche storiella, più sesso che altro, ma niente che durasse.
Lui voleva una relazione stabile.

Finché arrivo il giorno in cui lei, l’ennesima delle ennesime, rispose al suo annuncio.
Era già seduta quando lui arrivò. Sigaretta accesa, fumava con disinvolta sfrontatezza sotto al cartello “Non Fumare”.
Si presentarono. Lui affermò la sua posizione nella vita. Le chiese la sua.
«Hai presente l’incredibile Hulk?» disse lei «Sono io quando lui insiste a stare sulla destra.»
Non ci poteva credere! Era lei!

La felicità, a lungo trattenuta, rischiò quasi di spezzarlo in due. Parlò e parlò. Era un fiume in piena, impetuoso come la gioia di vivere che gli sgorgava dentro. Fece mille domande, ebbe poche risposte. Lei sembrava un riccio, ritirata nel suo guscio da cui usciva a stento. Tutto sommato, più che normale per il primo appuntamento.
«Che musica ascolti?» le chiese a un tratto.
Lei aspirò una lunga boccata.
«Gigi d’Alessio.» disse, sbuffando una nuvola di fumo.

L’entusiasmo di lui si incrinò per un istante. Ebbe una rapida visione di Mauro, con le dita incrociate per allontanare il male. Sorrise. Mauro era ossessionato. Per quello non riusciva a trovare una donna in gamba. Lei ascoltava D’Alessio? E allora? Ok, faceva schifo, ma sui gusti musicali non aveva problemi. E lei non stava mai a sinistra!
«Non è il mio genere.» disse, sfoderando tutta la sua dentatura «Ma chi se ne importa. Sui gusti non si discute, no?»
Lei spense la cicca con un gesto così imperioso e secco, che sembrò stesse conficcando una lama nella gola di qualcuno. Lui deglutì come se la gola fosse la sua.

«Guarda» disse lei «Lasciamo perdere.»
«Ma no, io…magari se lo ascolto poi mi piace…»
Lei ormai se ne stava andando.
«Non renderti ridicolo.»
E lo lasciò lì, come un cretino.
Rimase fermo a fissare la tazza fumante. Dopo un po’ il cameriere sparecchiò. Più tardi gli portò il conto. Lui sempre immobile.

E nemmeno se ne accorse, che aveva sparecchiato da sinistra.