Bufale in rete: la guida DEFINITIVA per evitare PER SEMPRE di diffonderle

Ogni giorno un incauto utente si alza e condivide una o più bufale in rete.
Ogni giorno un debunker si alza e sa che dovrà correre più dell’utente per rendere l’Internet un luogo migliore. E sa che fallirà.
La teoria della montagna di merda non perdona (qui e qui).

Sono stanco di dire ogni volta che quel link sul piscio di cane che cura il cancro è fasullo, che l’ennesimo virus che circola in rete non si installerà sul tuo PC, rubandoti i dati, le foto porno con la tua fidanzata e anche l’anima, che se le scie chimiche facessero quello che si pensa facciano (controllare il clima a scopi militari e uccidere 3/4 dell’umanità per creare un governo mondiale del NWO), dopo 21 anni di esperimenti (si inizia a parlare di scie chimiche nel 1995), a quest’ora le guerre si farebbero a colpi di tornado e gli umani sul pianeta non sarebbero SETTE fottuti miliardi, che non si sa più dove farli stare!

Mi sono rotto di rompervi le palle, amici di internet e di Facebook, e di dirvi ogni anno che quel documento sulla privacy che pubblicate, ogni anno, sulla vostra bacheca è falso ieri, oggi, domani. Ogni anno.

Ho deciso di smettere di incazzarmi e di combattervi.
E quindi, nella mia supponente arroganza (o arrogante supponenza, come vi pare) scelgo un compito ben più arduo: darvi due indicazioni su come smettere di condividere le dannatissime bufale in rete.

Se tu, impavido amico che pigi il tasto “condividi” come se non ci fosse un domani, cominci a pensare che “un domani ancora c’è“, come diceva Georgia Lepore nella sigla di Conan il ragazzo del futuro, forse internet diventerà un luogo più bello.
Anche grazie a te.

Ecco quindi la guida definitiva affinché la verità in rete trionfi.
E soprattutto, affinché smettiate di indurmi sulla via della bestemmia.
Che è pure peccato mortale.

Come fare a sapere se una cosa che stai condividendo su internet è falsa come le rassicurazioni della Nike di non usare minorenni per cucire le sue dannate scarpe da ginnastica?

Tu non lo sai, spensierato navigatore sui mari dell’Internet, ma sei venuto al mondo, come tutti, con due super poteri che il Dio Pazzo Thanos al confronto sembra Paperoga:

il DUBBIO e il BUON SENSO.

L’uso combinato di entrambi può fare cose che voi umani non potete immaginare!

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Potere del dubbio, vieni a me!

In caso di dubbio, nessun dubbio, recitava Robert De Niro in Ronin.

Se hai un dubbio che sia una bufala, probabilmente lo è.
E se non hai dubbi? Bene, fatteli venire. Dubita sempre, di tutti e di chiunque.

Sto scherzando, ma non troppo.
Internet è tanto bellina, ma è anche un coacervo di stronzate. Distinguere la verità dalle fantasie è spesso impossibile, senza farsi venire un legittimo dubbio.

Nella vita non lo consiglierei mai, ma su internet sì: dubita sempre della prima prova e anche della seconda. Cerca fonti diverse che dicano la stessa cosa.
E per “fonti diverse” non intendo quei blog che linkano tutti l’articolo da uno stesso blog. Intendo proprio siti o blog che scrivono la notizia in maniera personale.

Dubita, prenditi due minuti per farti un giro su Google e vedere se quella notizia è vera o no. Spessissimo, le classiche bufale in rete sono sbugiardate da anni e anni.
Bastano dieci secondi e una connessione internet per saperlo.

Scommetto che hai entrambi.

Le fonti

In un mondo utopico, un articolo che fornisce notizie e non opinioni (come quello che stai leggendo) dovrebbe citare le fonti.
La fonte è un link che rimanda a chi ha detto ufficialmente la cosa di cui si parla.
Se mi dici che una notizia l’ha diffusa la Polizia, DEVE esserci il link al sito della Polizia, dove è contenuta quella dichiarazione.

Se non c’è…la cosa puzza!

NON sono fonti attendibili:

  • L’ho letto in Internet (perciò è vero)
  • Alla TV non lo dicono (perciò è vero)
  • L’ha detto un amico di cui mi fido
  • Lo dice Beppe Grillo sul suo blog

Uso del buon senso per scovare bufale in rete

Il buon senso su internet è raro come l’acqua su Marte. In uno slancio irripetibile di fiducia nell’umanità, ne parlerò lo stesso.

Il buon senso è quella cosa che se lunedì scoprono che il guano di scimmia urlatrice dell’Amazzonia cura il cancro (e le multinazionali non te lo vogliono dire!), mercoledì scoprono che i semi di girasole del Punjabi concimate da mucche himalaiane curano il cancro (e le multinazionali non te lo vogliono dire!) e sabato scoprono che i pensieri positivi di un santone shintoista curano il cancro (indovina che fanno le multinazionali?), ti viene il dubbio che proprio tutto vero non sia.

Il buon senso è quella cosa che ti fa dire che se ci sono milioni di prove che siamo davvero andati sulla Luna, forse il motivo è più semplice di quello che pensi: perché ci siamo andati!

Il buon senso è quell’elemento che ti fa dubitare di situazioni troppo arzigogolate (la NASA ha speso miliardi di dollari per inventarsi delle prove che convincessero il mondo di essere andata davvero sulla Luna) o troppo semplicistiche (se viaggio non mi accorgo della curvatura della Terra, quindi la Terra è piatta) o un mix di entrambe.

Tradotto: il buon senso o ce l’hai o non ce l’hai.

Non sto dicendo che avere del buon senso ti caverà sempre dal pericolo di condividere bufale in rete, ma usato insieme al dubbio, può aiutarti di sicuro.

A volte davvero è una questione di buon senso.
Ecco alcuni errori tipici dove il buon senso è carente:

1) L’ita(g)liano correggiuto

Quando un articolo o un post è scritto in un italiano scadentissimo, che farebbe venire un ictus al Manzoni e un principio di infarto a Dante, il buon senso dice che 9 volte su 10 è una stronzata.

Se una persona non sa esprimersi nella sua lingua natale, condividendo quel minimo di segni grafici e fonetici atti a farsi capire da chi vive almeno nella sua stessa città, non è credibile. Punto.

Questo significa che non lo sei nemmeno TU, se scrivi in una lingua incomprensibile con più K che vocali e dove i congiuntivi sono mitologici come il Grifone di Harry Potter.

Chiariamo: non serve una laurea specialistica in lettere per avere diritto di parola. Ma farmi capire quello che stai dicendo, senza dover usare un traduttore italiano immaginario-italiano corretto, sì.

2) L’ha condiviso un amico di cui mi fido

La fiducia è una bellissima cosa.
Ma che accade se l’amico di cui ti fidi ha pubblicato una stronzata, perché anche lui si fida di un amico che l’ha pubblicata, e quindi non è andato a controllare?

Accade che la bufala rotola in rete senza fermarsi, perché nessuno si ferma a pensare: “Ehi, siamo sicuri che non sia una balla?”

Andare a controllare non significa perdere fiducia nelle persone stimate. Significa che ti assumi la responsabilità di quello che scrivi o pubblichi. E’ molto diverso.

La scusa “ma l’ha pubblicata prima lui” andava bene fino ai 5 anni.

3) Non so se è vera, ma nel dubbio la condivido

Questa è la morte del buon senso! Perché? E’ semplice.

Immagina di invitare degli amici a cena e dire loro: “Ho comprato questo cibo al supermercato. Non so se è buono, ma nel dubbio, ve lo faccio mangiare!

Lo diresti mai?

Stessa cosa per le bufale in rete. Se hai il dubbio che sia una stronzata, non condividerla.

Eviterai di far mangiare schifezze ai tuoi amici.